Se il fornitore estero sbaglia e addebita l'Iva si deve comunque applicare il reverse charge.

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Capita frequentemente (soprattutto nel caso degli acquisti on line) che il committente riceva dal fornitore una fattura con l'addebito dell'Iva estera, anche se non dovuta.

Questo può accadere a causa di un errore o di un disallineamento tra la normativa italiana e quella estera.

In queste circostanze, l'Agenzia delle Entrate (circ. 28/E/2011) ha chiarito che il contribuente italiano può richiedere al fornitore la nota di credito ma, qualora non riuscisse ad ottenere detto documento, dovrà comunque procedere con l'applicazione del reverse charge.

Per quanto riguarda la base imponibile, occorre distinguere la circostanza che ha portato all'esposizione dell'imposta in fattura.

Se infatti si è trattato di un errore da parte del fornitore, il cliente resta definitivamente inciso dell'imposta e dovrà quindi procedere con l'applicazione del reverse charge sul totale del documento (imponbile + iva).

Se al contrario il comportamento del fornitore è corretto in applicazione della normativa fiscale del proprio Paese di residenza, allora sarà necessario effettuare un'ulteriore distinzione: se il contribuente nazionale intende procedere con la richiesta di rimborso dell'imposta estera, allora il reverse charge andrà applicato al solo imponibile, se invece non intende richiedere il rimborso di quanto indebitamente versato, allora l'inversione contabile andrà applicata sull'intero importo del documento.