Inutile la tenuta del libro soci

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Contrariamente a quanto sostenuto dal Notariato di Milano, il quale afferma la possibilità per le Srl di prevedere una clausola statutaria in base alla quale lo status di socio si acquisisce dopo l'annotazione al Registro delle Imprese e sul registro soci, il Tribunale di Roma ha affermato l'imperatività della L. 28/02/2009 n. 2 con la conseguenza che l'unico adempimento necessario per assumere la qualifica di socio di una Srl è l'iscrizione al Registro delle imprese.

La Legge citata, ricordiamo, aveva abolito l'obbligo di tenuta del libro soci, andando a modificare l'art. 2470 del Codice Civile, prevedendo quindi quale unico onere per l'efficacia del trasferimento partecipativo l'iscrizione dell'atto nel Registro delle Imprese.

Nonostante ciò (e in linea con l'orientamento del Notariato di Milano), molte società prevedevano nel proprio statuto una clausola in base alla quale era previsto ancora come ulteriore adempimento l'iscrizione del soggetto nel Libro Soci, in forza dell'ampia libertà contrattuale previsto per questo tipo di società.

Il Tribunale di Roma, al contrario, ha affermato la nullità della clausola ex art. 1418 c. 1 del Codice Civile in quanto tale clausola sarebbe contraria alla norma imperativa prevista appunto dalla L. 28/02/2009 n. 2.

A sostegno della propria tesi, si osserva infatti "ove si ammettesse tale eventualità, si rimetterebbe di fatto alla volontà dei soci, peraltro neanche prevista attraverso il su richiamato inciso di salvaguardia, una sorta di abrogazione della legge, ripristinando il vecchio sistema".