Note di debito emesse dalla GDO per resi, sconti e abbuoni merce

Pubblicato il in Fiscale

In alcuni settori merceologici, al fine di velocizzare la gestione dei resi e l'applicazione della scontistica contrattuale, era invalsa la prassi contabile che consentiva al cessionario/committente di emettere la nota di debito al fine di rettificare l'imponibile e l'iva di un'operazione di acquisto, anziché attendere l'emissione della nota di credito da parte del cedente/prestatore.

Tale impostazione, sebbene formalmente non corretta, non era censurabile, in presenza di uno specifico accordo tra le parti circa le procedure e le modalità da adottare per l'emissione dei documenti.

Con il Provvedimento n. 89757 del 30/04/2018 l'Agenzia delle Entrate ha dettato le regole tecniche per l'emissione e la ricezione delle fatture elettroniche per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi e per le relative variazioni utilizzando il Sistema Di Interscambio. In tale Provvedimento, il paragrafo 6, che specifica le regole tecniche delle note di variazione, al punto 6.2 precisa che "Le richieste del cessionario/committente al cedente/prestatore di variazioni di cui all'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, non sono gestite dal SDI".

L'Agenzia, con tale affermazione, ribadisce quindi una regola, già prevista dalla normativa fiscale, secondo la quale le note di debito sono uno strumento messo a disposizione dei cedenti/prestatori per effettuare variazione di imponibile e/o imposta dovute, ad esempio, a seguito dei resi di merce.

Precisiamo quindi che la tipologia di documento "Nota di debito" presente nel tracciato XML è utilizzabile solo dal cedente/prestatore e non anche dal cessionario/committente.

Nonostante ciò, non sono presenti blocchi di tipo informatico, con la conseguenza che è effettivamente possibile che la GDO riesca ad emettere delle note di debito e a farle transitare dallo SDI nonostante l'Agenzia delle Entrate abbia ribadito che questa procedura non sia corretta. 

In tale circostanza, il cedente/prestatore che si vede recapitare dallo SDI la nota di debito, nonostante tale documento sia fiscalmente errato, deve comunque annotarlo nei registri Iva.

Segnaliamo tuttavia che, proprio a causa della non correttezza (seppur solo formale) del documento, l'eventuale detrazione dell'Iva esercitata dal cedente/prestatore potrebbe essere oggetto di contestazione da parte dell'Amministrazione Finanziaria.


Conclusione

Alla luce del Provvedimento dell'Agenzia delle Entrate n. 89757 del 30/04/2018, con l'avvento della fatturazione elettronica e la gestione tramite il Sistema di Interscambio viene ribadita la regola, già in vigore in precedenza, in base alla quale le note di debito possono essere emesse esclusivamente dal cedente/prestatore. Quelle emesse eventualmente dal cessionario/committente, non sono corrette dal punto di vista fiscale, non dovrebbero transitare dallo SDI e dovrebbero essere considerate come una mera richiesta fatta dal cedente/prestatore di emettere una nota di credito.

In tale circostanza, quindi, sarà solo la nota di credito (eventualmente) emessa dal cedente/prestatore ad avere valenza ai fini Iva e a dover transitare dallo SDI.