Circolare LAVORO: Coronavirus (COVID19) - prime indicazioni per i datori di lavoro

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La rapida diffusione del c.d. Coronavirus, al centro delle cronache delle ultimissime ore, potrebbe impattare a breve anche sulla normale attività delle aziende non sottoposte a misure di quarantena.

A seguire si forniscono, senza pretesa di esaustività, alcune indicazioni per la gestione delle assenze dei lavoratori e, nei casi più complessi, per la temporanea sospensione delle attività aziendali, qualora le stesse siano destinatarie di specifiche ordinanze da parte delle autorità pubbliche.

Obblighi di sicurezza in capo al datore di lavoro

Con particolare riferimento agli obblighi di tutela della salute dei lavoratori, corre l'obbligo di ricordare che l'attuale normativa pone in capo al datore di lavoro l'onere di salvaguardare la salute dei propri dipendenti ponendo in essere specifiche misure di prevenzione e protezione dal c.d. "danno biologico".

Infatti l'art. 267 del D. Lgs. 81/2008 (Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro) identifica come agente biologico "qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni".

In tal senso, al fine di adottare misure più idonee allo specifico contesto aziendale, si consiglia di rivolgersi al medico competente nonché alla società incaricata di gestire gli adempimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Risulta infine adottare fin da subito specifiche procedure aziendali per tutti i lavoratori che devono viaggiare o recarsi all'estero per esigenze lavorative.

Sarà infine necessario adottare misure più stringenti in tutti quei casi prescritti dalle circolari emanate dal Ministero della Salute e(o dalle competenti autorità statali e locali.

Conseguenze della sospensione dell'attività lavorativa

Prima di esaminare i vari contesti, è opportuno evidenziare come la situazione attuale rappresenti un caso del tutto eccezionale e privo di specifici precedenti. Pertanto le situazioni successivamente analizzate sono da intendersi quali macro-casistiche che dovranno conseguentemente essere declinate negli specifici contesti aziendali.

1) Attività produttive ubicate in aree interessate da specifiche ordinanze nonché lavoratori ivi residenti. 

In particolare ci si riferisce ai comuni interessati dall'ordinanza firmata il 21 febbraio dal Ministro della salute e dal Presidente della Regione Lombardia nonché tutte quelle aree oggetto di specifici atti. In tali zone le attività lavorative risultano sospese - salvo specifici limiti ed esenzioni - per ordine dell'autorità pubblica.

Dal lato aziendale si tratta di un'ipotesi di sospensione dell'attività per fatto non imputabile al datore di lavoro con conseguente interruzione dell'obbligo di erogare la retribuzione e di versare i relativi contributi.

I lavoratori saranno pertanto collocati in permesso non retribuito. In talune specifiche ipotesi, così come comunicato dal Ministero del Lavoro e dall'INPS, le aziende rientranti nel campo di applicazione della cassa integrazione ordinaria, potranno valutare l'attivazione di tale ammortizzatore sociale.

Qualora risulti in forza un lavoratore residente in tali aree, lo stesso dovrà essere sicuramente considerato quale assente giustificato. Anche in questo caso sembra ritenersi non vincolante l'obbligo di erogazione della retribuzione e dei relativi contributi.

Non sussistono specifiche disposizioni tali da affermare che tali soggetti debbano essere considerati in malattia. Tale fattispecie dovrà, all'occorrenza, essere riconosciuta in presenza di specifico certificato medico. Resta infine possibile raggiungere specifici accordi individuali e/o collettivi al fine di pianificare l'utilizzo di ferie nonché dei permessi individuali.

2) Attività produttive ubicate in aree NON interessate da specifiche ordinanze

Visto il clamore mediatico delle ultime ore, anche al fine di ridurre il rischio di contagio, anche le attività produttive non direttamente ubicate nei territori a rischio potrebbero subire conseguenze sulla normale operatività.

In tal caso, qualora il datore di lavoro decida unilateralmente di sospendere o limitare l'attività lavorativa, la retribuzione deve comunque intendersi dovuta. Caso diverso potrebbe essere quello per cui la chiusura sia disposta a tutela della collettività aziendale a seguito - ad esempio - di rischio di contagio o casi similari.

In tal caso l'obbligo remunerativo non dovrebbe decorrere in considerazione del fatto che l'evento non direttamente imputabile all'impresa. Infine, in tale circostanza, il ricorso alla cassa integrazione dovrà essere valutato con la massima attenzione.

3) Lavoratori assenti per rifiuto di recarsi al lavoro

L'ultimo dei casi da analizzare è quello di un lavoratore che si rifiuti di presentarsi sul posto di lavoro (o di andare in trasferta) per il timore - ad esempio - di utilizzare mezzi pubblici o di entrare in contatto con un pubblico vasto.

Tolti i casi di assenze sorrette da idonea certificazione medica, le altre casistiche dovranno essere valutate singolarmente e con la massima attenzione. Salve le ipotesi di condotte manifestamente strumentali, è suggeribile evitare - almeno nelle prime fasi - il ricorso a procedure di contestazione disciplinare. In tal senso, salvo specifici accordi per l'utilizzo di ferie e permessi, lavoratore dovrà comunque essere ritenuto assente senza diritto alla retribuzione.

Massima attenzione dovrà poi essere posta nei casi di rifiuto a recarsi in trasferta o distacco. Anche in tali circostanze, fatti salvi i rifiuti manifestamente strumentali e palesemente ingiustificati, è auspicabile una gestione condivisa ed un ricorso molto limitato allo strumento della contestazione disciplinare.

Considerazioni conclusive ed indicazioni utili

Il Ministero del Lavoro, con nota diffusa nella serata del 23 febbraio 2020, ha posto l'attenzione sulla possibilità di far ricorso - qualora ve ne siano le condizioni - a tutte le modalità di lavoro c.d. agile.

Si suggerisce inoltre, sempre in accordo con il medico aziendale, di implementare una serie di semplici procedure e buone prassi in conformità con le indicazioni già fornite dalle autorità sanitarie.